Va bene che volevo fare il portaborse, ma qui si esagera.
È l’inserto de “Il Giornale”, che contiene 3 pagine intere (tre!) di redazionale sul business di Fulvia negli USA, con tanto di foto di case bellissime. E di me neanche l’ombra. Addirittura scopro che c’è una versione online dell’articolo.
Un po’ infastidito, pago e me ne vado. Salgo in macchina e accendo insolitamente la radio per capire se la neve mi permetterà di andare a Firenze. Nel tentativo di cercare una stazione, capito su Radio 24 (la radio del Sole 24 Ore) e chi stanno intervistando? Fulvia Arienti! Si parla di tutto tranne che di me!
Cambio rabbiosamente stazione, pensando a quanto siano diventate commerciali anche le radio. Cerco riparo su mamma RAI. Ah… finalmente. Su Radio RAI 1 si parla solo di cose serie. Il tempo di adagiare le mia mente su questo pensiero e sento la voce del giornalista che chiede: “E lei signora Arienti, che cosa consiglia a chi vuole investire negli Usa?”. La macchina sbanda sulla neve che è diventata ghiaccio e riesco a malapena a tenerla in strada. Decido di tornare indietro, e nel mentre ascolto masochisticamente il resto dell’intervista, nella speranza che qualcuno parli di me. Niente di niente. Zero assoluto.
Arrivo in ufficio, ho sciarpa e cappello e qualcuno dei miei collaboratori non mi riconosce neppure. La mia autostima è in confusione.
Vedo che qualcuno ha usato il mio computer. Guardo il monitor e trovo un’altra intervista fatta da “Il Giorno” a Fulvia Arienti. Senza leggere nulla, uso il “cerca” inserendo le parole “charlie fantechi”. Zero risultati. Provo con la parola “fantechi” nella speranza che il nome Charlie sia un po’ troppo difficile per qualche giornalista ignorante. Nulla.
Anni spesi nel tentativo di diventare famosi e poi arriva uno a caso e lo diventa in un lampo. E questa la chiamate giustizia? E il Governo vuol fare qualcosa in proposito? Mettere una qualche tassa, anche se non sulla fama almeno sulla notorietà? … qualcosa che riporti tutto quanto nel giusto equilibrio.
Non mi son tolto neppure giubbotto e cappello. Attraverso di nuovo il corridoio e scendo in strada nella tormenta. Cammino sul marciapiede a testa bassa, passo vicino ad una finestra di una casa dove si intravede una televisione accesa. Mi soffermo un attimo. Non guardo la tv da anni e non conosco le trasmissioni. C’è un presentatore che parla con una signora. No, non voglio sapere. Continuo a camminare finché sono in mezzo al nulla. Mi volto e vedo che anche le mie orme son state coperte dalla neve.
Ho un pensiero mistico, una specie di illuminazione: un senso di benessere che viene dall’espansione dei miei confini personali. O forse è solo ora di pranzo e mi è venuta fame. Certo che un bel pranzo di pesce a St. Pete’s Beach, nel mio ristorante preferito, con i 30 gradi che ci sono adesso non sarebbe male. Quasi quasi mi iscrivo anch’io a questa benedetta Master Class e divento uno dei seguaci di questa Fulvia Arienti. Se ne parlano tutti un motivo ci sarà.
Charlie Fantechi















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