Dave è l’ex marito di Betty Alice Erickson, la figlia di Milton. E’ un signore di 77 anni che da come guida la sua Infinity dimostra molto meno. Tutto è iniziato con il libro che stiamo traducendo: Milton Erickson, Un Guaritore Americano, presto disponibile in lingua italiana. Un libro in cui Betty Alice, con l’aiuto del mitico Bradford Keeney, mette insieme con cura le storie e molte foto inedite dal grande Milton. Nel libro c’è anche il diario del famoso viaggio in canoa che Milton fece quando aveva 19 anni e neppure la forza di camminare. Ma ne parlerò quando saremo pronti.
In libro è stato l’elemento che mi ha fatto conoscere Betty Alice che ci ha subito messo in contatto con Dave. Dave è davvero una persona d’altri tempi, con decine di storie da raccontare, molte delle quali riguardano anche Milton che è stato suo suocero per più di 25 anni.
Dave è stato pilota dell’aeronautica militare e tra le tante cose mi racconta di quando partì per il Vietnam, poco dopo essersi sposato con Betty Alice. Ricorda il giorno in cui Milton lo portò nel suo studio e parlò con il suo inconscio per prepararlo a quello che avrebbe poi dovuto fare in guerra, costruendo nella sua mente il percorso che lo avrebbe riportato a casa sano e salvo. Dave racconta di aver fissato l’angolo della scrivania di Milton per poi sprofondare in un sonno piacevole in cui la propria mente apprese che proprio la sua focalizzazione sulle piccole azioni che componevano le procedure più complesse sarebbero state il sentiero che lo avrebbero ripostato proprio in quel luogo in cui si stava tenendo quella conversazione. Ogni azione ben svolta con la massima attenzione sarebbe stato un passo di ritorno verso la propria casa e la propria famiglia. Ogni azione, un passo. E così è stato.
Dave racconta di come Milton fosse l’uomo più duro e minaccioso del mondo, se solo lo avesse voluto. Gli bastava uno sguardo per trasmetterti tutta la sua forza. E a dirlo è un ex ufficiale dell’esercito.
Dave ci porta in cypress Street dove al 32 c’era la casa che ha ospitato Milton fino ai primi anni 70 e che oggi è un tranquillo parcheggio assolato del centro di Phoenix. Dave racconta di come quella strada fosse popolata da gradevoli casette con il giardino, proprio come quella di Milton. Poi arrivo’ un imprenditore rampante che compro’ tutte le case e i terreni intorno, ma non quella di Erickson che non aveva intenzione di andarsene. Tutte le case furono rase al suolo e in attesa dei futuri palazzi, attorno alla casa di Milton fu costruito un enorme parcheggio che esiste tutt’ora.
Faccio alcuni passi sul cemento rovente, proprio dove Dave mi dice ci fosse la casa di Erickson: passo dalla cucina, al soggiorno, alle camere. Senza attraversare nemmeno una porta, ma solo con la mia fantasia. Immagino la casa di Milton al centro di un immenso parcheggio di un centro commerciale e le decine di pazienti che lo venivano a trovare quotidianamente in quel luogo. Questa ipnosi è ancora più surreale delle altre.
Alla fine di un’estenuante negoziazione Milton, ormai settantenne, accetto’ di trasferirsi in una casetta con un vero e proprio studio nel quale poteva ricevere i suoi pazienti, che comunque non avevano mai disdegnato il soggiorno di Cypress Street.
Per darmi un’idea della testardaggine di Milton, Dave ci racconta che quando era in Corea durante la guerra, cercò un regalo che potesse andare bene per suo suocero, Milton. Cercò per giorni, senza successo. E poi trovò la cosa che gli parve giusta ad un primo sguardo, la comprò, la impacchetto e la spedì al Dr. Milton Erickson 32 Cypress Street Phoenix AZ USA. All’interno, insieme all’oggetto, mise un biglietto che diceva: “Dear Pappa, I don’t know why but this reminds me of you so much. Merry Christamas. David”. Caro papà, non so perché ma questo mi ricorda così tanto di te. Buon Natale. David. 
Si trattava di un granchio di pietra della grandezza di una mano. Dave ci racconta che dopo qualche settimana ricevette una lettera da Milton con un breve messaggio che diceva: “I tried to fry it, boil it and stew it, but it is the hardest crab I’ve ever met.” Ho provato a friggerlo, bollirlo, farlo in umido, ma è il granchio più duro che abbia mai incontrato.
Sorridiamo con Dave per il senso dell’umorismo di Milton e la sua innata capacità di giocare.
Poi è il momento della nostra visita rituale alla Milton Erickson Foundation, un luogo angusto che racchiude dei tesori. Quando siamo dentro Dave ha una faccia strana come se avesse voglia di uscire in fretta e portarci nel suo ristorante messicano preferito. 
Ancora storie e aneddoti che si susseguono e continuano a farmi sorridere. Quando usciamo dal ristorante c’è un simpatico signore suduto con la sua sdraio sul marciapiede davanti ad un’autofficina meccanica. Il suo cartello dice “Questo meccanico mi ha rovinato l’auto, state alla larga!”, ha l’aria di volerci rimanere a lungo. Chiedo spiegazioni a Dave e lui mi dice che ha tutto il diritto di farlo. Mi pare giusto anche se mi vengono in mente almeno una decina di negozi nella mia città davanti ai quali sarebbe più conveniente non farlo. Ma l’Arizona è grande e fortunatamente ha spazio anche per questo. Grazie Dave, sei davvero una persona speciale e credo che anche Milton lo sapesse bene.















Solo in un paese straordinario come l’America possono accadere cose del genere. Immaginare una scena come quella del signore davanti al meccanico da noi, sembra davvero impossibile. L’America, che ci stiano simpatici gli americani o no, al di la degli stereotipi, è un paese eccezionale, che produce personaggi eccezionali come quelli che descrivi tu. La ricerca della felicità è uno dei diritti fondamentali iscritti nella sua Dichiarazione d’Indipendenza. Già questo è qualcosa di straordinario. La felicità è una cosa che tutti gli uomini hanno il diritto di cercare e una figura, che mi viene voglia di conoscere meglio, come quella di Milton Erickson, ce lo fa comprendere ancora più a fondo.
Pur avendo dei problemi fisici, era in grado di aiutare le persone e trasmettergli una forza e una energia molto preziose.
Questo forse è uno degli insegnamenti più belli che possiamo trarre dalla vita. Ognuno di noi ha il potenziale per migliorarsi, per raggiungere una certa eccellenza e per provare almeno di comunicarla agli altri.
Solo per aggiungere che a noi ci stanno simpatici gli americani – molto
La forza dello spirito di Milton accompagna ciascuno di noi verso il nostro potenziale piu alto.
Non vedo l’ora di poter avere tra le mani il libro biografia su Erickson con foto e storie inedite sulla sua esistenza. Fantastica la scelta di tradurlo e pubblicarlo in Italia.
E’ molto significativa la storia su Cypress Street, 32. La strenua resistenza di Erickson nel continuare ad abitare in una casa attorno a cui tutte le altre venivano spianate. Forse sono troppo affascinato dalla sua figura, ma anche in questo sua scelta ci leggo la forza di un carattere che resiste strenuamente all’omologazione.
Sia sul piano pratico che su quello culturale e accademico riesce a conservare sé stesso, le proprie peculiari esperienze personali e conoscenze acquisite da esperienze dirette. Mentre fuori fagocitanti teorie divorano esperienze singolari e trasformano tutto quel che incontrano in un vuoto parcheggio.
Riguardo all’aneddoto sul granchio fossile il pensiero mi casca ancora sulla differenza tra Freud ed Erickson. Non viene mai da pensarli contrapposti perché sono troppo distanti anche solo per poterli pensare opposti. Il classico antagonista in ambito psicologico di Freud è considerato da sempre Jung. Ma Jung, sopraffatto talvolta dalla figura di Freud ha cercato di arginare l’invadenza psicologica del suo maestro creando altre teorie, un altro sistema.
Erickson riguardo al contenuto delle teorie sull’inconscio di Freud e all’egemonia di questo nel campo della psicologia (oltre a non farsi minimamente condizionare) la prende con più leggerezza scherzandoci su, come era suo solito. Erickson nel suo studio aveva appeso un quadretto con un fotomontaggio che raffigurava Freud vestito da generale.
Parlo di Freud perchè non posso fare a meno di cogliere nel racconto che ci fai salienti differenze con Erickson. Freud era un collezionista di statuette e monili antichi. Da un tipo di mente come la sua ce lo possiamo aspettare: così orientata verso il passato… nella ricerca di traumi, eventi rimossi, spingendosi fin nella “preistoria dell’esistenza”, quella dell’infanzia.
Una persona come Erickson, un abitatore del presente, proiettato nel futuro, trovandosi tra le mani un simpatico granchio fossile pensa subito a quale utilizzo immediato poterne fare…
ma il passato preso in sé, così remoto e fossile neppure a friggerlo e a bollirlo lo si può modificare…
se non passando attraverso il presente, direi continuando la metafora, come ci insegna Erickson e successivamente la PNL.
spero che il tuo viaggio non sia finito, raccontaci raccontaci, a presto
Ciao Charlie!
il racconto di quanto Erickson fosse attaccato alle sue origini, alla sua casa, fino al punto di arrivare a veder trasformato il posto in cui viveva in un immenso parcheggio, mi ha fatto tornare alla mente un meravglioso film di animazione della Pixar, che narra allo stesso modo la vicenda di un anziano signore deciso a non abbandonare il luogo della sua infanzia fino a che avrà vita.
A volte sottovalutiamo la forza con cui il nostro passato ci tiene imbrigliati nelle maglie del nostro presente, fino al punto di trattenerci dallo spiccare il volo verso un futuro pieno di incognite. Forse l’ostinazione di Erickson ad abbandonare la sua casa non era dettata dalla paura del futuro, e forse neanche il suo corpo lo teneva imprigionato nel presente come si potrebbe pensare di primo acchito. L’insegnamento che ci da Erickson secondo me invce, è che nella vita bisogna avere il coraggio di lanciarsi nel nulla e di volare…è solo in caduta libera infatti, che possiamo scoprire se abbiamo delle ali solide e robuste capaci di sostenerci nel nostro viaggio..
Cari saluti,
Debora.
Ciao Charlie,
bello sentire che questo viaggio di scoperte e di incontri prosegue…E dei tesori della Milton Erickson Foundation, cosa ci puoi raccontare? Anche lì c’è stato qualcosa che ti ha fatto sorridere?
Emma
E’ molto interessante e appropriato immaginare Erickson come un granchio testardo che si aggrappa con tutte le sue forze ad uno scoglio per combattere la marea. Data la sua continua lotta contro il dolore e gli handicap fisici lasciati dalla poliomielite, direi che esemplifica molto bene una parte del suo carattere. Eppure non ha mai dimenticato che la vita è gioia e che essa va trovata in ogni momento… Un uomo eccezionale. Mi chiedo quale di questi due aspetti del suo carattere fosse più influente nel modo in cui Erickson affrontava la terapia….
A presto
Grazie di nuovo, Charlie, per il viaggio bellissimo che hai deciso di condividere con tutti noi. Condividere aneddoti con Dave facendo rivivere lo spirito di Milton Erickson deve essere stata un’esperienza a dir poco emozionante. Quello del granchio, in particolare, è proprio tipico del grande Erickson… hai altri aneddoti da condividere con noi? Incantaci con le parole, per favore, come avrebbe fatto uno sciamano dei tempi passati…
Un saluto,
Elisa
@Lorenzo: mi piace il tuo commento e il fatto che mi fai rivolgere l’attenzione verso il priming subliminale di un contesto. E’ molto più semplice mettere ordine in un luogo piccolo senza inquietanti oggetti che orientano al passato. Sono tornato in Italia per raccontare un po’ di storie dal vivo.
…il viaggio mentale continua e ce ne saranno di altri fisici e mentali.
@Debora: ho pensato al cartone della pixar anche io. Forse sai che non guardo la tv e neppure film in dvd: quel catone è stato una delle pochissime cose che ho visto negli ultimi sei mesi.
@Emma: la Milton Erickson Foundation manca di una cosa fondamentale che Erickson avrebbe richiesto immediatamente: delle sedie o delle poltrone sulle quali sedersi! per adesso è solo un grande archivio di tutto il materiale di erickson…migliaia di ore di filmati e audio, oltre a innumerevoli scritti. A quanto so però, si stanno evolvendo.:-)
grazie a tutti…oggi scrivo della mia nuova idea!
@Elisa: che ha scritto mentre scrivevo il commento…nei prossimi mesi ci sarà qualcuno che potrà raccontarvi decine di storie sconosciute su Milton. Nel mio prossimo post capirete chi.
molto curiosa… il mio occhio sinistro, il mio orecchio destro, e la mia anima sono molto attenti sempre. vi abbraccio
Adesso mi rendo conto veramente quanto il signor Dave assomigli al dottor Milton Erickson, dalla foto che vi siete fatti scattare insieme. Un personaggio … non per nulla Betty Alice l’ha sposato! E il signore con il cartello davanti all’officina? Sembra uscito da un film. Leggere il racconto del tuo viaggio, Charlie, mi ha fatto provare emozioni sempre diverse, e questo non si cancella. Ultimamente i miei viaggi sono solo quelli che faccio con la mia fantasia, un po’ come te quando hai immaginato di entrare nella casa di Erickson e attraversare le varie porte e stanze nel grande parcheggio delle auto … La mia mente vola spesso e insieme a lei i ricordi di stupendi itinerari. In inglese ci sono molti termini che designano la parola viaggio e il verbo viaggiare. In italiano? Sì, ce ne sono, ma non così precisi come in inglese. Sarà perché gli inglesi sono stati da sempre considerati un popolo di esploratori e viaggiatori? Eppure in America ci è arrivato un italiano. Ma poi l’hanno colonizzata gli inglesi, almeno quella settentrionale, in lotta con spagnoli e francesi. Un discorso che mi sta portando troppo lontano … Torniamo a noi! Charlie, ti ringrazio davvero tanto per ciò che le tue parole mi hanno dato. Grazie di cuore.
Quando mia madre stava decidendo di invecchiare, la prima cosa che fece era di iniziare a buttare via e dare via tutta la roba da casa che non fosse diuso quotidiano. Lei diceva, “non vorrei assolutamente che qualcuno di voi si trovi a dover razzolare fra tutta questa roba con dispiacere – intanto voi avete la vostra roba – meno roba hai piu’ veloce a allegri si viaggia”. E lei ha viaggiato per il mondo per anni con una piccola valigia con dentro solo un cambio di vestiti, e un vestito “buono”.
Come facevano gli aborigini di australia andando a comunicare con il mondo del sogno fra gli scaffali del supermercato… siamo esseri immortali
Leggendo la storia di Charlie, vedo quanto e’ forte la descrizione della casa che non c’e’ piu’, vivo quanto quello che c’e’ anche senza foto. Viviamo nei racconti e nell’amore, non nelle cose. Milton vive nel parcheggio come dici tu, con grande umorismo
Ciao mitico Charlie e un bacione alla Fulvia, solo ora Lunedi 15 mi metto davanti al computer per visualizzare le mail,messaggi su facebook ecc…. ecc… perchè voglio essere nel qui e ora e non nel multitasking ( se non erro si scrive cosi) Questo fine settimana a Milano nel
Web Monster & Conversational Marketing con te e Daniele mi sono rilassato veramente tanto apprendendo molto. Nel corso che avete fatto che sembrava più una chiacchierata tra amici ( ed infatti è risultato secondo me un successo, che se devo essere onesto il sabato mattina non avevo compreso ) poi con il passare delle ore è diventato tutto nitido nella mia testa apprendendo concetti che vanno oltre le parole !!! BRAVO BRAVO E BRAVO …. ma a parte questo leggendo il tuo blog analizzo cosa scritto ed è bellissimo vedere l’attaccamento alla sua casa che avrà contenuto secondo lui migliaia di dialoghi passati e dove lui poteva andare con la sua mente a ripercorreli quando voleva, e fin qui lo capisco . La cosa però che mi tocca di piu è che quando voi andate all’interno della fondazione cito ”
Poi è il momento della nostra visita rituale alla Milton Erickson Foundation, un luogo angusto che racchiude dei tesori. Quando siamo dentro Dave ha una faccia strana come se avesse voglia di uscire in fretta e portarci nel suo ristorante messicano preferito” questo mi fa pensare che li dentro si trovasse a disagio !!! perchè ? forse troppi ricordi? forse nostalgia di una persona cosi importante ? fatto sta che quel luogo lo tocca nel profondo.
Con questo volevo dirti grazie ma veramente grazie per la chiarezza con la quale tu esprimi qualsiasi concetto,e grazie perchè condividi con noi le tue grandi scoperte dipersone eccezzionali e le tue esperienze. Grazie Charlie non cambiare mai rimani sempre come sei .. che come già detto salutandoti Domenica sera ” CIAO MITO” . Alla prossima con affetto e stima sincera. Fabio Cavallari
Commenta
— Robert Dilts
Per richiedere un mio intervento o ricevere informazioni:
Numero Verde: 800 91 24 54
Email: info@charliefantechi.com
Seguimi su:
Scrivi la tua email per ricevere gli aggiornamenti!