Iniziamo dalla fine per capire dov’è iniziata l’ipnosi. La mia mano destra sta sotto la melagrana matura e la sorregge, mentre qualcuno sta tagliando il piccolo ramo che la sostiene.
L’albero è quello del giardino di Milton Erickson e il coltello è quello di suo genero Dave.
E’ un dono prezioso che giunge alla conclusione di un giorno magico in cui Milton mi ha accolto, confuso e poi guidato mostrandomi i luoghi e le storie del suo passaggio. Lo ha fatto attraverso le persone che lo hanno conosciuto e che sono state toccate dalla sua luce. 
Un passo indietro e siamo nella sala d’attesa del piccolo studio del dottor Erickson, seduti su quel divano sul quale centinaia di persone hanno aspettato il loro appuntamento con il destino, il loro incontro con il maestro il vero contatto con se stessi.
L’orologio si ferma e torna indietro di oltre trent’anni: Dave, Cecile e Kathryne Rossi stanno parlando e io e Fulvia ascoltiamo in religioso silenzio, mentre l’ipnosi attraversa tutti quanti e Milton si manifesta nelle parlore di chiunque stia raccontando le storie che emergono e non appartengono a nessuno.
Tutto ciò che viene detto in questo momento riguarda solo me e la trasformazione che sta avvenendo. La stufa elettrica frigge rumorosamente anche se la spina non è inserita nella presa e in quel momento è la cosa più naturale del mondo.
Cecile che si è presa cura di Elisabeth, la moglie di Erickson, fino alla sua morte, racconta di una coppia di italiani che erano venuti in visita. Avevano fotografato le stanze e poi con grande sorpresa di Elisabeth le avevano chiesto di farsi una foto tutti e tre insieme, proprio su quel divano dove siamo seduti. Elisabeth era molto contenta di questo.
Cecile sta parlando di loro e Milton sta parlando con noi e mi sta chiedendo qualcosa. Lascio passare qualche minuto in modo che il momento si manifesti e le chiedo di farci una foto tutti e tre insieme, seduti proprio su quel divano. E’ sorpresa e felice insieme. 
Non credeva di essere così importante da meritare una foto. Lascio parlare l’inconscio e le dico ciò che non ho alcun diritto di dire: lei è la persona più adatta a svolgere il compito di prendersi cura di questo luogo magico e silenzioso in cui le presenze vanno protette. Lei sorride imbarazzata e dice che in realtà era Elisabeth che si prendeva cura di lei dicendole spesso: “non posso stare sempre a giocare con te”:
Un passo ancora più indietro e siamo io e Dave seduti nello studio di Erickson, lui sulla poltrona del paziente e io al posto di Milton. Dave imita il tono di Erickson che gli dice di fissare l’angolo della sue scrivania. Mi guarda intensamente e io poso gli occhi su quell’angolo. Vedo gli oggetti intorno che cambiano forma e percepisco la tranquillità di Milton che mi attraversa. Sono completamente in un presente che comprende tutto ciò che è, che è stato e che sarà. Continuo a guardare Dave che somiglia così tanto ad Erickson che in alcuni momenti mi viene da sorridere divertito come se Milton avesse architettato uno dei suoi scherzi per confondere la mia consapevolezza ordinaria. 
Ancora un passo indietro e siamo ai piedi dello Squaw Peak, la montagnola in cima alla quale Erickson era solito mandare alcuni dei suoi pazienti per distrarli dal loro problema e riportarli nel presente in ogni azione e movimento necessari a raggiungere la vetta. Milton non salì mai su quella montagna e lo ha fatto solo dopo la sua morte quando le sue ceneri hanno accarezzato le migliaia di pietre tutte diverse tra loro, perdendosi e ritrovandosi nel vento. Dave ci mostra la montagna da un lato e poi dall’altro. Ci dà il compito di salire fino in cima domani mattina, ma lui non sale. Vuole solo che ricordi bene che sullo Squaw Peak ogni volta che si pensa di essere arrivati in vetta c’è sempre un altro pezzo da fare per arrivare sul punto più alto, qualsiasi sia il punto che si raggiunge.
Un ultimo passo indietro e mi ritrovo sulla montagna a fianco allo Squaw Peak. Sono da solo e sono salito molto in alto. Sto cercando i segni blu che indicano il sentiero circolare che dovrebbe riportarmi a valle. Mi fermo e capisco che non c’è motivo di salire ancora. Guardo in basso e racchiusa tra le montagne desertiche c’è una valle bellissima di un verde surreale. 
Inizio a scendere e sotto i miei piedi sento ad ogni passo il rumore delle rocce che si sbriciolano. Ci sono solo pietre e cactus. Scendendo incontro in successione tre lucertole, ognuna delle quali cammina in una direzione diversa: la prima piccola che sale verso la cima; la seconda nera che attraversa il sentiero da destra verso sinistra e la terza grande di un verde intenso che scende verso valle. Continuo a scendere e ritrovo la strada. In un istante la mia mente torna nello studio di Erickson ed è Cecile che parla. Racconta di decine di lumache che entrano nel giardino di casa e della sua immotivata paura. E poi all’improvviso nella sua testa le parole di Elisabeth: ricorda sempre che Dio non ha mai inventato creature cattive.

Solo ieri ero a San Francisco e il seminario sul counseling ABC è stato un grande successo: è un onore aver avuto Suzi Smith e Judith De Lozier tra i partecipanti. Ho un profondo senso di gratitudine per tutto ciò che la vita mi offre.
E’ il momento di usare le mie mani per aprire la melagrana e condividere l’abbondanza infinita dei meravigliosi chicchi rossi della vita.















il tuo profondo senso di gratitudine per la vita, accende il tuo sguardo ed è un piacere sapere che il sorriso ti attraversa. abbraccio forte tutti e due
Davvero grande impresa essere li.
La bellezza e la magia del germoglio, appartiene a coloro che come te, fanno della passione e della dedizione, seme fertile, nel terreno delle proprie aspirazioni. Un caro saluto.
Sei entrato nella tana del lupo!!
L’esperienza che ti stai vivendo sento che è talmente intensa quasi da far cancellare i confini tra esperienza del reale e realtà ipnotica.
Se non ci fossero le foto a testimoniare il contrario si potrebbe pensare che “i passi indietro” nel tuo racconto potrebbero essere delle esperienze vissute in ipnosi nello studio di Erickson con Dave.
I percorsi simbolici delle lucertole, l’attenzione ai particolari sensoriali, la paura inverosimile delle lumache di Cecile, la sovrapposizione temporale tra le due foto sullo stesso divano, una oggi una indietro nel tempo. Sembra la realtà vista dall’interno di un’ipnosi o i tasselli di un’induzione di ipnosi. D’altronde mi sembra il modo più consono e interessante di visitare e viversi i luoghi dove ha vissuto lo sciamano di Phoenix.
La somiglianza con Erickson di Dave è abbastanza allarmante. Anche la scelta del taglio dei baffi gioca in favore di questa suggestione.
Lo studio nella sua modestia ha qualcosa di magico. Forse fa il suo gioco anche la luce violetta che filtra dalle tende della vetrata. Il soffitto basso, il muro senza intonaco, una quantità non eccessiva di libri..
Una volta andai in visita nello studio di uno scultore: uno spazio molto ampio, il soffitto alto forse cinque metri con le volte a botte. Le sculture disposte ai lati come in un tempio greco. Mi disse che non a caso gli antichi costruivano spazi di quelle dimensioni, perché lo sapevano che gli spazi ampi permettevano di pensare più liberamente. Mi colpì questa riflessione, mi è rimasta impressa e ancora credo che sia veritiera. Salvo che in alcuni casi…
Certe persone hanno una mente talmente ampia che non gli occorono grandi spazi per potersi esprimere, lavorare, riflettere, avere incontri.
Mi viene da pensare che Erickson abbia scelto il suo studio con queste caratteristiche proprio per giocare con questo fatto. E’ troppo evidente lo scarto tra la sua statura, i racconti che circolavano su di lui, sulle sue grandi magie e lo spazio ridotto in cui riceveva le persone. Sicuramente era funzionale all’induzione dell’ipnosi. Per spiazzare ancora in un altro modo i pazienti… prima ancora di parlare o… di stringer loro la mano.
Grazie di condividere queste esperienze, snocciolate come i chicchi di una melagrana… e buon appetito!
Se ti capitano altri incontri e visite notevoli come queste non te li tenere solo per te mi raccomando!!
Un’ultima osservazione: siete tutti in maglietta!! maledizione! Qui in Italy/Firenze è freddo, piove da stamattina alle sette ininterrottamente solo con qualche tregua da dieci minuti l’una!!
a presto
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[...] This post was mentioned on Twitter by Dialogika Network, Charlie Fantechi. Charlie Fantechi said: il dono di Erickson http://ping.fm/U8Cx5 [...]
Caro Charlie,
è un incontro pervaso di poesia e di simbolismo quello che hai vissuto nei luoghi di Milton Erickson e con le persone che lo hanno conosciuto.
Sono al settimo cielo perché il dono non è solo del grande psicoterapeuta e guaritore americano, ma anche del tuo personalissimo e incantevole modo di riceverlo e di comunicarlo. Per questo tutto ciò che hai scritto va meditato con gioia, persino con religioso rispetto. Riconoscenza sarebbe la parola più adatta, la quale va dedicata a te e a Milton. Egli è stato infaticabile nel compiere quotidianamente il bene, nell’elargirlo con generosità, verso chiunque avesse avuto bisogno del suo aiuto. Amava quella natura che hai visitato e toccato con mano, e ha fatto in modo che altri la sperimentassero e la ricordassero con affetto e riguardo.
Grazie per la tua intensa e allo stesso tempo delicata testimonianza. Avrei voluto che il tuo racconto non finisse mai …
Basta un’occhiata per riconoscere il soggiorno-sala d’attesa di casa Erickson! Un ambiente semplice, raccolto, ma così ricco di suggestioni! E’ vero, lo spirito di Milton Erickson sembra ancora fortemente presente nello studio e viene da pensare che non se ne sia mai andato. Grazie, Charlie, della tua testimonianza: mi fa capire l’importanza del lavoro di traduzione che sto facendo e spero nel mio piccolo di riuscire a rendere omaggio al grande maestro di tutti noi.
Deve essere stata un’esperienza emozionante, dal racconto traspare l’atmosfera quasi mistica che si respira nella casa di Erickson e quanto siano ancora pervasi dalla sua presenza i luoghi che hanno accompagnato la vita di quest’uomo che incarna tutti i molteplici significati dell’aggettivo straordinario.
Grazie per queste immagini vivide che ci hai regalato!
Nella mitologia classica, la melagrana era l’attributo principale di Persefone. Figlia di Zeus e Demetra, fu rapita da Ade, il dio dell’Oltretomba, Mangiando uno dei chicchi di questo frutto magico, forse convinta con l’inganno dal futuro marito, Persefone rimase legata per sempre al regno dei morti, potendo però trascorrere metà dell’anno sulla terra con la madre e l’altra metà, negli Inferi col suo sposo. E’ davvero molto bella la similitudine che tu fai tra questo frutto, già dall’antichità simbolo di vita e di prosperità e “l’infinita abbondanza dei meravigliosi chicchi rossi della vita”. La gratitudine verso la vita e verso le esperienze che quotidianamente ci viene concesso di vivere, è un sentimento fondamentale, che non dovrebbe risultare estraneo a nessun uomo. Purtroppo non è sempre così e troppo spesso diamo per scontato che ci sia data la possibilità di vivere quest’esperienza irripetibile.
Bellissimo Racconto
ricco di immagini meravigliose che hai creato tu
ma che forse ti sono state suggerite dallo
spirito del maestro
Grazie a voi per i bei commenti…adesso sono in aeroporto a San francisco e forse con l’aiuto di sant’ipad riesco a raccontarvi qualche altra storia
Una sola parola : magnifico !!!!!!!!!!
Che esperienza fantastica…… riempe il cuore solo leggere il tuo racconto.
Grazie per aver fatto partecipare tutti noi, anche solo virtualmente.
Caro Charlie,
sono passati cinque anni da quando la tua voce traduceva Robert Dilts in quel staordinario seminario e anche da quando ho ricevuto in dono il libro “La mia voce ti accompagnerà” i racconti didattici di Milton Erickson. E oggi il tuo racconto suggestivo e appassionato mi porta a onorare il Maestro Milton e tutti i maestri che grazie a lui ho incontrato nel mio percorso di vita e di formatrice, e mi invita a donare instancabilmente, così come stai facendo tu, i doni che ci sono stati fatti.
Grazie
Ciao Charlie,
condivido quanto Cristina ti ha scritto a riguardo del tuo viaggio,
mi sembra di essere lì, vorrei essere lì,
continua così stai andando alla grande, un abbraccio forte.
Il percorso di Erickson e’ bello da leggere come ogni racconto che sta fuori di noi. Come per i racconti di Carlos Castaneda che parla dei suoi percorsi con Don Juan e leggendo il racconto ci sembra di participare – ma il percorso e’ un’altra cosa. Solo l’eroe fa il percorso, solo Ulisse viaggia, e arriva a Itaca. Il racconto stesso può essere un’ispirazione per il percorso altrui ma non può certo sostituirlo. Grazie per l’ispirazione.
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— Robert Dilts
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