29 ott
Il prezzo della notorietà
Pubblicato in Blog il 29 ottobre 2010
 

Quando uno è famoso è famoso, c’è poco da fare. La gente ti riconosce per strada. Ti chiede gli autografi e si vuole fare fotografare con te. Almeno credo.

Questa mattina sono sceso per colazione ad un’ora insolitamente appropriata, a causa del jetlag. Barba lunga e cappuccio in testa con nessuna intenzione di socializzare: di solito la mattina prima delle 11 non ho il dono della parola.

Vedo dai volti appassionati delle persone che sono ai tavoli del ristorante che la conferenza sta per iniziare. Mi pare di riconoscere qualcuno, ma da quando c’è facebook non so più chi conosco veramente e chi invece mi piacerebbe conoscere e per evitare complicazioni cerco di non incrociare lo sguardo di nessuno prima del tempo del mio intervento. Tanto più che il mio volto è ben visibile sulla pagina del programma della conferenza e abbastanza somigliante a quello che indosso stamani.

Arrostisco i miei due toast senza distogliere lo sguardo dal tostapane rotante che sempre mi rapisce. Attendo la puntale caduta delle mie fette, le metto sul piatto e mi dirigo al tavolo, seguendo il percorso più breve e meno battuto. Tutto liscio, nessuno mi riconosce, come era normale che fosse. Consumo lentamente la colazione con Fulvia parlando sottovoce. Sembra proprio che anche oggi possa rimanere nel completo anonimato.

E poi all’improvviso ciò che non ti aspetti: una delle due signore dall’aria intellettuale sedute al tavolo di fonte a noi, mi guarda dritto in faccia, distende il suo volto in un sorriso e prima che io abbia il tempo di reagire mi dice: “ma tu…
hai finito col ketchup? ”

Finito? A dire il vero non ho neppure iniziato, ma glielo passo volentieri.

Capisco che quello è il segno che oggi è un giorno giusto per marinare la scuola ed andare all’università. Quella di Stanford nello specifico: un posto magico e silenzioso dove il pensiero è protetto da un parco immenso che lo circonda e nel quale centinaia di scoiattoli fanno la guardia ai geni del futuro.

Per finire ho fatto una sosta al mitico Mental Research Institute dove grandi menti si sono incontrate in passato per creare la moderna scienza della psicoterapia e della comunicazione.

Questa sera, tornato in hotel, incontro Judy (DeLozier) che mi accoglie con quell’affetto divertente che la rende davvero speciale. Poi appena il tempo di chiamare Dave, il genero di Erickson che nel weekend ci guiderà alla scoperta dei luoghi di Milton e di alcune delle sue storie meno conosciute. Domattina il mio speech e poi voliamo a Phoenix!

  • 29 ottobre 2010 at 12:28 | posted by Debora

    Ahah…non male lo skatch “ma tu… hai finito col ketchup? “
    Preparati però, perchè a breve non sarai più “uno dei tanti” e tutti i partecipanti del convegno faranno a gara per poter scambiare qualche parola con te!!
    Devo confessarti una cosa però….le tue visite a posti incredibili e interessantissimi come il “Mental Research Institute” o la “Stanford University”, mi fanno venire una gran voglia di partire e raggiungere anch’io quelle mete così ambite da chi studia Psicologia (e non solo!).
    Spero un giorno (non troppo lontano!) di poter seguire le tue orme e poter rivivere quell’aria che, tra gli altri, ha reso celebre Erickson!
    mi raccomando, tienici informati!!
    in bocca al lupo per il grande giorno,
    cari saluti
    Debora!!



  • 29 ottobre 2010 at 15:17 | posted by Lorenzo Magnolfi

    Ecco un’altro Lorenzo che commenta un tuo post, ma questa volta un Lorenzo di Calenzano…
    Qui da noi è una giornata insolitamente tiepida e piena di sole, dopo il freddo dei giorni passati.
    Francamente non ho mai provato il ketchup a colazione… ma non mi fa molta gola, devo essere sincero. Capita anche a me abbastanza spesso di trovarmi all’università (la scassatissima facoltà di Lettere e Filosofia di Firenze, ben lungi dalle glorie e dai parchi delle università americane) o in altri luoghi affollati, di isolarmi e di non aver voglia di parlare con nessuno. Sono quei momenti in cui, in mancanza di toast, fai finta di leggere un libro o un giornale che in realtà non ti interessa minimamente e te ne stai a capo basso per non farti riconoscere. E poi magari arriva proprio quella persona che non avresti voluto incontrare e sei costretto a salutarla e a intrattenerti in un’inutile conversazione… Ma in fondo, diceva qualcuno, l’uomo è un animale sociale e per ciò è difficile estraniarsi da quello che ci circonda.
    Qualcun’altro però diceva anche che bisogna “fare di se stesso un’isola”.

    Buon soggiorno negli States.



  • 29 ottobre 2010 at 15:26 | posted by Lorenzo Magnolfi

    Ah dimenticavo… In bocca al lupo per la conferenza di oggi. Visto il fuso orario dovrebbe essere alle 19:00 ora italiana.
    Di nuovo buon viaggio!



  • 29 ottobre 2010 at 19:26 | posted by sara quiriconi

    Ciao Charlie!
    In bocca a lupo per la conferenza!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Facci sapere!
    Sara



  • 31 ottobre 2010 at 15:03 | posted by Cristina

    Caro Charlie,

    è stata una grandissima emozione per me poter leggere questo articolo. Inoltre spero che la conferenza sia andata bene. Quei luoghi, come hai scritto benissimo tu, hanno un fascino tutto particolare. Le università americane le ho sempre ammirate, per ciò che offrono non solo a livello di studio, ma anche a livello emotivo ed umano. Per una come me, che ha dovuto abbandonare la ricerca accademica, la Stanford University significa un grande sogno che per molti diventa realtà, ma non per tutti …
    Ora ti aspettano le sorprese di un altro viaggio magnifico.
    Scrivi presto, sono curiosissima!



  • 31 ottobre 2010 at 17:11 | posted by Gemma Martini

    Ti capisco perfettamente quando cerchi di sfuggire agli sguardi delle tante persone al ristorante prima del tuo intervento alla conferenza.
    Mi piacerebbe sapere poi com’ è andata … Parlacene, ti prego!



  • 7 novembre 2010 at 13:21 | posted by emanuela

    sei un grande facci sapere presto come proseguira’ questo meraviglioso viaggio



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