4 nov
Pubblicato in Blog il 4 novembre 2010 | 14 Commenti »
 

Dave è l’ex marito di Betty Alice Erickson, la figlia di Milton. E’ un signore di 77 anni che da come guida la sua Infinity dimostra molto meno. Tutto è iniziato con il libro che stiamo traducendo: Milton Erickson, Un Guaritore Americano, presto disponibile in lingua italiana. Un libro in cui Betty Alice, con l’aiuto del mitico Bradford Keeney, mette insieme con cura le storie e molte foto inedite dal grande Milton. Nel libro c’è anche il diario del famoso viaggio in canoa che Milton fece quando aveva 19 anni e neppure la forza di camminare. Ma ne parlerò quando saremo pronti.

In libro è stato l’elemento che mi ha fatto conoscere Betty Alice che ci ha subito messo in contatto con Dave. Dave è davvero una persona d’altri tempi, con decine di storie da raccontare, molte delle quali riguardano anche Milton che è stato suo suocero per più di 25 anni.

Dave è stato pilota dell’aeronautica militare e tra le tante cose mi racconta di quando partì per il Vietnam, poco dopo essersi sposato con Betty Alice. Ricorda il giorno in cui Milton lo portò nel suo studio e parlò con il suo inconscio per prepararlo a quello che avrebbe poi dovuto fare in guerra, costruendo nella sua mente il percorso che lo avrebbe riportato a casa sano e salvo. Dave racconta di aver fissato l’angolo della scrivania di Milton per poi sprofondare in un sonno piacevole in cui la propria mente apprese che proprio la sua focalizzazione sulle piccole azioni che componevano le procedure più complesse sarebbero state il sentiero che lo avrebbero ripostato proprio in quel luogo in cui si stava tenendo quella conversazione. Ogni azione ben svolta con la massima attenzione sarebbe stato un passo di ritorno verso la propria  casa e la propria famiglia. Ogni azione, un passo. E così è stato.

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1 nov
Pubblicato in Blog il 1 novembre 2010 | 15 Commenti »
 

Oggi è il giorno giusto per scalare lo Squaw Peak, la montagna sulla quale Milton Erickson era solito mandare i suoi pazienti che avevano bisogno di ritrovare se stessi. E’ mattina presto e arrivo ai piedi della montagna silenziosa.

Inizio il percorso che in principio è semplice e poi sempre più impegnativo: Dave aveva ragione, quando pensi di essere quasi in cima, non hai neppure cominciato. Ogni passo richiede attenzione. Le rocce strattificate sono taglienti e non offrono superfici piane. La tua mente deve essere nel qui e ora di questo infinito momento.

La difficoltà non è fisica ma mentale: tenere lontano ogni pensiero che distrae dal percorso, nell’unico passo che stai compiendo.

Lungo il percorso ci sono dei luoghi per fermarsi a riprendere fiato e ammirare l’incredibile panorama che è qui da milioni di anni. Ad ogni stazione una panchina fatta di pietre. Ognuna è dedicata ad un personaggio della città o indistintamente ad una persona sconosciuta  la cui famiglia ha voluto dedicarle un ricordo. Il ricordo stesso diventa occasione di riposo per le persone di passaggio e luogo di contemplazione.

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31 ott
Pubblicato in Blog il 31 ottobre 2010 | 16 Commenti »
 

Iniziamo dalla fine per capire dov’è iniziata l’ipnosi. La mia mano destra sta sotto la melagrana matura e la sorregge, mentre qualcuno sta tagliando il piccolo ramo che la sostiene.
L’albero è quello del giardino di Milton Erickson e il coltello è quello di suo genero Dave.

E’ un dono prezioso che giunge alla conclusione di un giorno magico in cui Milton mi ha accolto, confuso e poi guidato mostrandomi i luoghi e le storie del suo passaggio. Lo ha fatto attraverso le persone che lo hanno conosciuto e che sono state toccate dalla sua luce.

Un passo indietro e siamo nella sala d’attesa del piccolo studio del dottor Erickson, seduti su quel divano sul quale centinaia di persone hanno aspettato il loro appuntamento con il destino, il loro incontro con il maestro il vero contatto con se stessi.

L’orologio si ferma e torna indietro di oltre trent’anni: Dave, Cecile e Kathryne Rossi stanno parlando e io e Fulvia ascoltiamo in religioso silenzio, mentre l’ipnosi attraversa tutti quanti e Milton si manifesta nelle parlore di chiunque stia raccontando le storie che emergono e non appartengono a nessuno.

(continua…)